Olio nell’antichità

L’olio di oliva conosciuto sin dall’antica Grecia, citato da Omero come “ORO LIQUIDO”, considerato prezioso sia per le sue proprietà nutrizionali ma anche per quelle medicamentose e cosmetiche.
Anche nell’antica Roma era un alimento molto apprezzato, i romani adottarono una sorta di classificazione dell’olio di oliva.

  • Oleum ex albis ulivis: altissimo pregio ottenuto da olive verdi.
  • Oleum viride: ricavato da olive appena invaiate.
  • Oleum maturum: ottenuto da olive nere già mature.
  • Olei flos (fiore d’olio): di prima spremitura.
  • Oleum sequens: di seconda spremitura.
  • Oleum cibarium: olio ordinario.
  • Oleum caducum: qualità mediocre, da olive raccolte da terra per avanzata maturazione.
  • Oleum cibarium: pessima qualità da olive aggredite da parassiti

Dopo la raccolta, le olive venivano trasportate presso centri di stoccaggio e in seguito riunite in appositi contenitori per la frangitura effettuata da macine in pietra fatte rapidamente ruotare a una distanza regolabile da asini o buoi.
Dopo la frangitura, la pasta di olive ottenuta veniva pressata con un torchio a vite, la massa da pressare era racchiusa in vari modi: dentro fiscoli di corda, giunchi intrecciati, da questa fase veniva estratta una miscela di olio e acqua di vegetazione, il tutto veniva messo a decantare in vasche di muratura, si lasciava a riposo per un po’ di tempo, in modo che l’olio avendo un  diverso peso specifico riaffiorasse in superficie; in seguito il frantoiano, con l’aiuto della “nappa”, “tagliava” l’olio affiorato e lo metteva nelle giare.